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di Mariarosa Rigotti

NIMIS – Una passione che diventa missione per trasmettere la valenza delle proprie radici, un’esperienza lunga vent’anni che, proprio oggi, segna una tappa miliare con l’uscita su tutte le piattaforme digitali, e poi in versione cd, del primo album da solista intitolato “Fin Cumò”. È il percorso artistico del Dj Tubet, al secolo Mauro Tubetti. Un artista friulano anzi, meglio precisare, di Nimis, tanto è l’afflato che trasmette per il suo paese quando si racconta e ne parla. Una scelta, la sua, che l’ha portato appunto a preferire di essere un artista che trasmette messaggi positivi, rinunciando a una stabile carriera professionale, forte delle due, quasi tre, lauree in tasca. Mauro Tubetti si racconta, dunque, ed è un fiume in piena, ricco di esperienze e idee concretizzate, come lo sono le acque limpide del Cornappo e del Torre che bagnano la sua amata Nimis.

Dunque, proprio oggi, 4 dicembre, esce il suo primo album solista che si può già ascoltare su Spotify cercando la pagina Dj Tubet. A pubblicarlo è l’etichetta “Centedischi” creata dallo stesso rapper. «In italiano, la parola Centa – spiega Tubet – sta a significare i muri protettivi che difendevano il borgo più antico di un villaggio. In questo caso, è il borgo storico dove ho lo studio per cui vuole rappresentare un omaggio al mio paese». Una nota anche per la copertina del cd: vi troviamo proprio Dj Tubet che disegna una “F” con le mani. E’ una sorta di traduzione friulana dei “gang signs” americani, dove gli artisti mostrano con la fierezza dei loro gesti la propria zona di affiliazione o appartenenza ad una gang. L’immagine è firmata da Mario Pontoni. Si tratta di una foto originale di studio da cui è derivata la rielaborazione grafica dell’intero progetto di copertina che è stato curato da “Friûlpoint”. Infatti, la grafica del disco appartiene al noto brand di abbigliamento di t-shirt friulano che, influenzata dalle sonorità dell’album, è colorata in pieno stile anni Novanta. Il progetto è interamente e coscientemente “Made in Friûl”, dunque, anche con i crediti del disco in “marilenghe”, e con le foto all’interno di Dj Tubet che troviamo in abbigliamento “glocal”, con scarpe della friulana “Re-Born Shoes” (la ditta che produce calzature con materiali di riciclo).

Foto © 2019 Paolo Jacob / Phocus Agency

“Fin Cumò” è una raccolta dei migliori singoli usciti tra il 2011 e 2020 in un percorso vario, tra lingue, culture e tradizioni apportate dalle collaborazioni recenti con altri artisti europei ed extraeuropei. «“Fin Cumò” in friulano significa “fino ad adesso” ed è dunque – spiega Tubetti – un compendio che ho scelto, in cui la lingua friulana e quella italiana non sono più periferia dell’estremo Nord-Est, ma sono il centro del mondo in un crocevia di popoli, lingue e sonorità talvolta tradizionali». Mentre, per quel che riguarda l’aspetto sonoro, la ritmica dell’album è molto varia spaziando attraverso differenti produzioni create, registrate e mixate dallo stesso artista friulano. Così, per gli appassionati dei ritmi in levare si possono trovare sonorità roots nyabinghi, digital reggae o dancehall 90s. Le altre maggiori influenze sono rap, jungle, trap e naturalmente qualche accenno a musiche tradizionali friulane, ma tra le altre anche afro e persiane». Oltre alle lingue friulana e italiana, vi troviamo tedesco, sloveno, inglese, inglese americano, francese, persiano, amarico, slovacco, calabrese. E, addirittura, mandinka, fulah e patois giamaicano.
Diverse le collaborazioni di “quote rosa”. «Anche la presenza femminile – spiega ancora Mauro – è rappresentata in ottima percentuale sia nelle parti melodico-vocali sia nel rap. Quanto alle tematiche – aggiunge – si spazia dal recupero delle villotte, a discorsi sul Friuli: passando per il racconto delle esperienze di frontiera, all’elogio della vita paesana fino al rapporto dialettico tra Nord e Sud Italia. L’intero Friuli appare, non come un’isola a sé, ma come un punto focale in cui si snodano temi più ampi come ricchezza e povertà, sofferenza europea e africana, valori tramandabili alle prossime generazioni, estasi mistiche, spiritualità, unità del genere umano, ma anche discorsi più leggeri come il potere liberatorio della musica, o i balli sensuali giamaicani. Si tratta, dunque, di una sorta di esperienza contro la “glottofobia”, cioè ogni atto discriminatorio fondato sul modo in cui una persona parla una lingua».

Numerosi poi i cantanti che hanno collaborato. In ordine di scaletta, sono: Navid Freedom (rapper persiano che attualmente è ricercatore medico negli Stati Uniti), Chat-E The Lion (artista afro-mandinka proveniente dal Gambia), Larson (rapper e produttore francese, che vive a Parigi, cantante del gruppo rock “The Eleven”, al secolo Enzo Biasizzo, figlio di emigrati di Nimis, borgo Zinot, che vi ritorna ogni estate), Elfo (rapper calabrese, con esperienza ventennale, ex voce dei Poeti Onirici), Laurence (cantante afro-italiana, voce del gruppo funk “Pavos Rojos”), Sah Bless (rapper in lingua Fulah originario dal Gambia), Slimmo Eadafyah (artista dancehall giamaicano proveniente dal collettivo “Talent Squad”). E ancora Jamal Corrie (cantante e musicista americano che recentemente ha partecipato al talent “The Voice” Usa), Psaicopat (rapper e ottimo freestyler italo-austriaco), Eve E (rapper e modella afro italiana attualmente vive in Francia), Lara (secondo contralto e mediatrice culturale italo-slovena), Zewdi cantante soul italo-etiope), Mikeylous (artista dancehall giamaicano che già nei primi anni Ottanta raggiunge posizione di vertice nelle classifiche di vendita giamaicane con il singolo Bad Mine A Kill Dem featuring Peter Metro), Veronique (cantante italo-mauriziana voce della nota cover band “Rashtag”), Sanny Mc (rapper italo-slovacca che recentemente ha partecipato al talk show “La Pupa e Il Secchione e Viceversa”).
Una fitta schiera di collaboratori, dunque, per un cammino che Mauro Tubetti ha iniziato già da ragazzo, nel 1998: «Sono 22 anni che canto in friulano, questo cd ha il valore di una bibliografia. Su internet in questi ultimi nove anni ho fatto 70 canzoni, in pratica un disco all’anno in maniera virtuale. Ho deciso che era ora di fare il punto ed entrare nel mondo ufficiale e della discografia». Ma, tornando alla copertina, racconta: «Ragionare su un messaggio di colore aiuta a dare identità a tutto il percorso artistico; poi ho impiegato un un mese per decidere quali canzoni inserire nel cd e 29 giorni per la masterizzazione e i mixaggi. E anche se le canzoni sono state già pubblicate, in realtà questo lavoro è un deluxe».


E una sottolineatura poi riguarda il già citato uso della lingua friulana, quella parlata a Nimis, che lo differenzia dagli altri rapper. «Uso la lingua madre per prima, l’italiano come seconda; la stessa cosa – aggiunge – per l’inglese, uso prima il friulano e poi l’inglese giamaicano, mentre di solito i rapper usano solo la lingua standard, il mio è un percorso opposto linguisticamente». Riguardo, invece, alla scelta delle parole e il messaggio di cui si fanno portatrici: «Occorre capire – spiega Mauro – l’argomento per scegliere quali parole usare, serve fare quasi un lavoro psicologico, il testo deve essere semplice, ma essere vero. Molti danno importanza a cose che hanno presa sui ragazzini ma sono diseducative, tutto questo non ha senso». Testi, dunque, nella scelta di Tubet che portino «al bene, raccontando i problemi per trasformarli in positivo. Mi piace indagare tutti i temi dell’esistenza per quanto mi è stato possibile sperimentare, dall’amore alla sofferenza, alla religiosità. Un rapper deve essere libero di saper trattare temi simbolo, approfondendoli nel proprio intimo. Guardando ai grandi del passato, capisci che la musica ti fa sentire qualcosa nel cuore, che è il calore umano».
Un percorso, dunque, intenso fortemente ancorato alla sua terra e nella fattispecie, al suo paese, Nimis appunto, al quale lo legano ricordi anche di eventi con altri artisti del territorio, come Fabio Canciani, Massimo Pividori e Serena Vizzuti, ma anche l’anziano Bibi Lestuzzi che ha portato il folk friulano nel mondo. E a proposito di questo, parlando del cd, racconta una curiosità “ambientale”: «Ho fatto dei video qui a Nimis, ma nei quali non si capisce dove ci si trovi e vi si vedono i ponti sospesi nei boschi o il Cornappo; poi li ho mostrati a due giamaicani che hanno collaborato al cd, i quali mi hanno detto che il paesaggio ricorda quello della loro Giamaica: il nostro torrente è come un grand canyon, come le cascate tropicali». Un parallelismo che non è un caso: «La mia mia missione artistica è anche mostrare le cose vicine a noi. Hanno molto valore, ma siccome sono vicine siamo portati a sottovalutarle».

Foto © 2019 Paolo Jacob / Phocus Agency

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In copertina, la copertina dell’album del Dj Tubet che esce oggi; all’interno, il rapper friulano nella sua Nimis e al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

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